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	<title>Baroni Rampanti &#187; Da Mentelocale</title>
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		<title>Baroni Rampanti &#187; Da Mentelocale</title>
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		<title>Amare un polittico</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 16:34:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo un lungo restauro torna a Pigna il San Michele del Canavesio, pittore errante del Ponente. Opera d&#8217;arte e orgoglio di un popolo 
 
Qualcuno, a Pigna, dice di vederlo ancora in giro, il Canavesio, sacerdote-pittore errante a dorso di un mulo, con il suo amico Baileson, come un Don Chisciotte della Val Nervia, ma armato di [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=baronirampanti.wordpress.com&blog=4093891&post=5&subd=baronirampanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Dopo un lungo restauro torna a Pigna il San Michele del Canavesio, pittore errante del Ponente. Opera d&#8217;arte e orgoglio di un popolo </p>
<p> <br />
Qualcuno, a Pigna, dice di vederlo ancora in giro, il Canavesio, sacerdote-pittore errante a dorso di un mulo, con il suo amico Baileson, come un Don Chisciotte della Val Nervia, ma armato di pennelli pergamene intingoli pigmenti.<br />
E, a giudicare dalla scia di Giudizi Universali, vite della Vergine, stragi degli Innocenti e Natività che ha lasciato da queste parti, tra Briga e Albenga, Giovanni Canavesio di strada deve averne fatta proprio tanta.<br />
Opera maestra e forse ultima è il Polittico di San Michele, che dopo un restauro durato due anni (grazie alla collaborazione con il Fondo per l&#8217;ambiente italiano e ai contributi della Fondazione Carige e dell&#8217;azienda Boero colori). e varie vicissitudini è tornato nella sua sede originaria, la chiesa di San Michele, a Pigna.</p>
<p>Dieci anni fa, un giorno come un altro, in un&#8217;aiuola sul ciglio di una stradina provinciale di Como, un carabiniere trova un angelo bellissimo.<br />
Potrebbe iniziare così la storia di questo capolavoro, se non fosse già cominciata molto più lontano. E molto tempo prima. L&#8217;angelo in questione è proprio la pala centrale del prezioso Polittico di San Michele, dipinto nel 1500 dal Canavesio per la chiesa di San Michele di Pigna, un&#8217;opera di straordinaria potenza visiva, alta 4 metri e mezzo e larga 3, con 36 pannelli e decorata di preziosi intagli dorati.<br />
Il furto, avvenuto un anno prima, aveva lasciato sgomento un paese in cui il legame tra territorio e tradizioni è tuttora fortissimo. Questa storia, però, a differenza di molti altri casi di furti d&#8217;arte sacra nel ponente ligure, ha un lieto fine. E chi sabato 17 dicembre, si fosse trovato a Pigna ne avrebbe vissuto l&#8217;apoteosi, il classico &#8220;e vissero tutti felici e contenti&#8221;.</p>
<p>La chiesa è gremita di gente, la banda, fuori, sotto il porticato, attende il via, gli ottoni leggermente imperlati di pioggia fina. Sulle tovaglie a quadretti bianchi e rossi stazionano teglie di sardenara e bruschette d&#8217;orzo mentre qualcuno s&#8217;è già bevuto due o tre bicchieri di sangria. Ma guai a toccare da mangiare, guai a vibrare una nota: prima c&#8217;è da salutare, nel miglior modo possibile San Michè che è tornato a casa.<br />
In chiesa, come a messa, nei primi banchi siedono le signore più anziane. Per una volta si può fare uno strappo al Vangelo, meglio sedersi davanti per vedere l&#8217;Arcangelo così bello, molto, molto più bello di come lo videro addirittura le loro bisnonne.<br />
Il sindaco accenna un discorso ma inghiotte le parole, tradito dall&#8217;emozione. Poi tocca al vescovo, più avvezzo ai pulpiti e alle platee, parla in latinorum &#8220;ad multos annos&#8221;, poi tocca ai restauratori. Descrivono nei dettagli ciò che è stato fatto al polittico, anzi, tecnicamente, alla Maestà di San Michele: fotografie, scansioni all&#8217;infrarosso, lastre ai raggi x. Qualcuno storce il muso: che è un angelo, non un cristiano qualunque.</p>
<p>Grande è la devozione che i pignaschi hanno sempre avuto per il loro San Michele. Per anni l&#8217;opera del Canavesio ha formato l&#8217;immaginario della gente. I bambini qui, imparano presto il gesto del santo che pesta il capo al demonio. Non a caso si scelse San Michele, angelo della milizia celeste, come patrono di Pigna, un posto di frontiera, spesso scenario di guerre e laceranti divisioni. La comunità non se n&#8217;è mai voluta separare. Nel 1940, Nino Lamboglia, arcinoto soprintendente per il patrimonio artistico, volle restaurarlo, ma non trovò nessun carpentiere e falegname disposto ad aiutarlo e dovette ricorrere al Genio dell&#8217;Esercito.<br />
Nel &#8216;44 fu nuovamente smontato e nascosto nella cripta per timore di razzie naziste. Poi, nel 1997 il clamoroso furto lo privò della pala centrale, proprio quella raffigurante San Michele, poi ritrovata dai carabinieri. Infine quest&#8217;ultimo restauro, con la gente che torna a preoccuparsi per il suo protettore e non si fida dei foresti che se lo portano via.</p>
<p>«Mentre smontavamo il Polittico», dice Annarosa Nicola, direttore tecnico responsabile della Nicola Restauri di Aramengo, «una signora si è messa a piangere, dicendo che, data la sua età, non avrebbe più rivisto il suo amato San Michele.<br />
Durante il rimontaggio, invece, le donne entravano in chiesa, diffidenti a vedere se era davvero lui o ci eravamo sbagliati».</p>
<p>Ma alla fine i pignaschi sono ammutoliti, non hanno più parole. C&#8217;è solo da guadarlo, bello, aitante, divino. L&#8217;angelo è tornato. Canavesio è passato di lì, ancora una volta.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.mentelocale.it">www.mentelocale.it</a> il 19 dicembre 2007</p>
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		<title>Cento anni di Hanbury oggi</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Mar 2007 10:11:28 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Cronache del Sol Ponente]]></category>
		<category><![CDATA[Da Mentelocale]]></category>

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		<description><![CDATA[Nel primo &#8216;900 c&#8217;era ancora chi creava oasi verdi nel Ponente ligure, chi costruiva sobrie villette. Dagli anni &#8216;60: speculazione e degrado  
Quando morì, il 9 marzo del 1907, i suoi giardini cominciavano a fiorire. Considerata la sua grande passione per la botanica, a Thomas Hanbury dev&#8217;essere dispiaciuto molto andarsene proprio quando tutto era pronto per [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=baronirampanti.wordpress.com&blog=4093891&post=4&subd=baronirampanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Nel primo &#8216;900 c&#8217;era ancora chi creava oasi verdi nel Ponente ligure, chi costruiva sobrie villette. Dagli anni &#8216;60: speculazione e degrado  </p>
<p>Quando morì, il 9 marzo del 1907, i suoi giardini cominciavano a fiorire. Considerata la sua grande passione per la botanica, a Thomas Hanbury dev&#8217;essere dispiaciuto molto andarsene proprio quando tutto era pronto per l&#8217;esplosione della primavera.<br />
Quest&#8217;anno ricorre il centenario della morte del fondatore dei Giardini Hanbury. Cento anni molto intensi, un secolo breve e decisivo per il paesaggio a cui teneva molto: sono cambiate così tante cose loro attorno, da far sembrare i Giardini Hanbury una sorta di Jurassic Park. E questo non tanto perché siano cambiati i fiori e le piante che li popolano &#8211; che i tempi della botanica sono molto più lunghi e regolari di quelli dell&#8217;uomo &#8211; quanto perché i Giardini Hanbury hanno rappresentato e sono tutt&#8217;ora, l&#8217;ultimo esemplare di una specie di intervento sul territorio ormai definitivamente estintasi in Riviera, surclassata, non per selezione naturale, ma puramente speculativa, da un&#8217;altra, ben più forte e potente: quella dell&#8217;edilizia del profitto, del turismo di massa.</p>
<p>La scomparsa di Hanbury, in un certo senso, è lo spartiacque tra due modi di concepire l&#8217;intervento sul territorio. Da quel 9 marzo 1907 possiamo far partire idealmente il cronometro del degrado ambientale del Ponente ligure.<br />
Prima, però, mettiamo le lancette un po&#8217; più indietro. Thomas Hanbury arrivò in Riviera per riposarsi, dopo un lungo soggiorno in Cina. S&#8217;innamorò del promontorio della Mortola e, assieme al fratello Daniel, esperto agronomo, decise di sfruttarne il microclima eccezionale per costruire un orto botanico. Fu un&#8217;operazione non da poco: il promontorio, fino ad allora coltivato a uliveto e agrumeto, venne adattato ad ospitare piante provenienti da ogni parte del mondo, che necessitavano quindi di terreni, spazi e ambienti molto diversi tra loro. Dal 1868 Ludwig Winter, un giovane agronomo ma con già una grande esperienza di piante esotiche acquisita in giro per il mondo, diede l&#8217;aspetto decisivo ai giardini con l&#8217;impianto della Phoenix Dactliliphera, una specie di palma fino ad allora sconosciuta, ma che diventerà uno dei simboli della Riviera. Un&#8217;operazione, quindi, davvero ardita sotto tutti i punti di vista, soprattutto ambientale e paesaggisico. Ma, pur modificando il promontorio, Hanbury ne mantenne inalterate le caratteristiche essenziali: conservò il più possibile, la vegetazione spontanea che era stata impoverita dai pascoli, mantenne le pareti rocciose e le scogliere, in un equilibrio assoluto tra paesaggio agrario e intervento umano. Hanbury, inoltre, divenne un vero punto di riferimento per la comunità locale: costruì un sistema acquedottistico per i fontanili tutt&#8217;ora attivo, scuole, ospedali e un cimitero a Mortola superiore oggi in stato di semi abbandono, ma dal panorama mozzafiato a picco sul mare, nel rispetto della consuetudine dei camposanti liguri. Sua era anche l&#8217;intenzione di realizzare un porticciolo, e di sicuro non sarebbe stata una colata di cemento, com&#8217;era nelle recenti intenzioni delle amministrazioni e dell&#8217;imprenditoria locale.</p>
<p>Quello di Hanbury, quindi, divenne negli ultimi anni dell&#8217;800, un modello da seguire: chi veniva in Riviera doveva rispettarlo e farlo proprio. Anche Charles Garnier, grande architetto dell&#8217;Opera di Parigi, quando volle costruire la sua villa a Bordighera nel 1871, disegnò un edificio sobrio, senza concedersi troppo all&#8217;eclettismo che aveva manifestato nella capitale, e la cinse di un giardino terrazzato a palme per coprire le volumetrie e mantenere quel gusto vagamente orientale che tanto piaceva ai visitatori della Riviera di allora. Anche l&#8217;architettura delle ville rispetta moduli definiti e stabili: edifici rivestiti di intonaco bianco, con la tipica torre-belvedere, ricchi di gazebo, recinzioni, voliere e parapetti in stile rustico, ossia, cemento impastato con paglia e legno. Ovunque, agavi, opunzie, alöe.</p>
<p>Dopo la morte di Hanbury, a questa attenzione per il rispetto del territorio, cominciò progressivamente ad affiancarsi un&#8217;altra tendenza che si svilupperà in modo tragico successivamente: quella che sacrifica gli spazi e il verde ai grandi numeri. Mentre il modello Hanbury comprendeva, a fronte di un intervento sostanzioso, un equivalente volume di verde e una ricompensa in benessere comune, quest&#8217;ultima invece sfruttava il territorio in maniera industriale, lottizzandolo per il puro interesse personale.<br />
Dopo la Prima Guerra mondiale, quando il flusso turistico in Riviera e Costa Azzurra inizia a farsi consistente, il numero dei giardini di Ventimiglia, Bordighera e Sanremo comincia gradualmente a diminuire. Ma i nuovi grandi alberghi e le ville Liberty di Sanremo e Bordighera, restano comunque circondati da palmeti e ampi spazi di vegetazione che nascondevano le loro imponenti volumetrie. Già, però, nel 1931 c&#8217;è chi, come Edward e Margaret Berry, autori di &#8220;Alle porte occidentali d&#8217;Italia&#8221;, esprime pareri preoccupanti per il rischio di degrado se lo sviluppo turistico non avesse rispettato l&#8217;ambiente naturale. Era un campanello d&#8217;allarme.<br />
Ma fu tutto inutile: nel secondo dopoguerra, ma soprattutto dagli anni &#8216;60 agli anni &#8216;80, le benne delle ruspe si abbattono sulle Phoenix dactilifera, sulle Phoenix canariensis, sulle Chamaerops humilis, sulle Washingtonia filifera per fare spazio alle &#8220;future soleggiate-tricamere-servizi&#8221; di cui parla Calvino ne La speculazione edilizia, scritto tra il 1956 e il ‘57.</p>
<p>Il processo è irreversibile. Gli spazi verdi vengono sacrificati per tirare su solai o allestire parcheggi, gli edifici si accatastano con poca considerazione dei rii o dei torrenti, l&#8217;intervento sul territorio è affidato alla fronte sudata di geometri tuttofare, incalzati da impresari abituati a maneggiare fiches e cambiali, che foraggiano politici volutamente assenti. Il pietroso ermetismo dei liguri cede nei confronti dei quattrini brianzoli o piemontesi. In pochi anni, si è passati dal giardino collettivo al dormitorio di villeggiatura, al colonialismo geriatrico, alla dislocazione in Riviera della periferia dei grandi centri del nord. Ultima, la speculazione s&#8217;abbatte ora sulla floricoltura in crisi: i casoni di campagna diventano villette a tre piani, mentre i terreni incolti vengono sempre più frequentemente sostituiti dai capannoni dei centri commerciali.<br />
Anche quest&#8217;anno le alöe e le agavi di Sir Hanbury fioriranno. Ma sono ormai una specie rara, in via di estinzione.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.mentelocale.it">www.mentelocale.it</a> il 10 marzo 2007</p>
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		<title>Il Treno fantasma</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Aug 2002 19:16:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In cammino sulle rotaie arrugginite del Ponente. Un percorso nella macchia mediterranea, tra gallerie buie e binari a picco sul mare
 
Non è il set di un film, ma un percorso che possono fare tutti: si tratta del vecchio tracciato ferroviario a ponente, tra S.Lorenzo al Mare e Ospedaletti.
Proprio così, la linea è stata interrotta il [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=baronirampanti.wordpress.com&blog=4093891&post=7&subd=baronirampanti&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>In cammino sulle rotaie arrugginite del Ponente. Un percorso nella macchia mediterranea, tra gallerie buie e binari a picco sul mare</p>
<p> <br />
Non è il set di un film, ma un percorso che possono fare tutti: si tratta del vecchio tracciato ferroviario a ponente, tra S.Lorenzo al Mare e Ospedaletti.<br />
Proprio così, la linea è stata interrotta il 25 settembre scorso e sostituita dal tratto costruito a monte. Da allora, da quando il treno è diventato un fantasma, qualcuno, e sono in molti, va sui binari per farsi una bella passeggiata.</p>
<p>Il tracciato, una volta percorso da più di 150 treni al giorno, offre, in effetti, uno scenario magnifico, spesso a picco sul mare, immerso nella macchia mediterranea.<br />
La sua storia sembra ripetersi. Nacque nel 1872 come linea commerciale per appoggiare i traffici del porto di Imperia e la floricoltura, divenne poi meta preferita dei primi turisti, gli aristocratici europei, soprattutto inglesi, russi e tedeschi, che arrivavano in Riviera per godere del clima mite.</p>
<p>E i turisti stessi, quest&#8217;estate, sono stati i primi a riscoprirla.<br />
Noi, gente di riviera, diamo per scontato che di lì passa il treno e basta. Al massimo siamo felici di trovare i passaggi a livello sempre aperti e nessuno sa, dopo le promesse dei politici, che ne sarà della vecchia ferrovia. Se capita di vedere qualcuno che ci passeggia, pensiamo subito che sia un pazzo, oppure, appunto, un turista tedesco.</p>
<p>Ora che la funzione per cui era nato è svanita, ora che il treno non c&#8217;è più, e non taglia più in due intere città, questo tracciato ferroviario ha assunto una nuova vita. Non più non-luogo di passaggio, ma sentiero di passeggio, striscia emotiva.<br />
Le traversine e i binari, vendute alle ferrovie francesi e non ancora smontate, ritmano ancora il percorso, ma non è più necessario abbassare il finestrino per sentire l&#8217;odore e la voce del mare.</p>
<p>E quando arrivi in galleria?<br />
Ce n&#8217;è una vicino Sanremo, a Capo Verde, subito sotto il faro, in cui ti viene un po&#8217; d&#8217;angoscia. È in curva, buio pesto, non vedi subito l&#8217;uscita.<br />
- E se arrivasse? Se arrivasse l&#8217;interregionale delle 17.35 per Milano? -<br />
Niente paura. L&#8217;ultimo treno è passato di qui, lentamente, alle 23.46 del 25 settembre 2001. Aveva pure un&#8217;ora e mezzo di ritardo.<br />
Come se sapesse, orgoglio di convoglio, che dopo di lui non sarebbe più passato nessuno.</p>
<p>Il vecchio tracciato ferroviario a ponente parte da San Lorenzo al Mare, subito dopo Imperia ed è lungo 24 km. I punti più accessibili per raggiungere i binari sono S.Lorenzo al Mare, Riva Ligure, Arma di Taggia e San Remo (loc. Tre Ponti). Ci si arriva dai passaggi a livello o direttamente dall&#8217;Aurelia.</p>
<p>Pubblicato su <a href="http://www.mentelocale.it">www.mentelocale.it</a> il 19 agosto 2002</p>
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