Sostiene Tabucchi (1943 – 2012)

Sostiene Tabucchi che Monteiro Rossi, giovane antifascista, fu assunto da Pereira, direttore della rubrica letteraria del Lisboa, un piccolo quotidiano della Lisbona salazarista, (un tipo grasso, che mangiava sempre omelettes alle erbe aromatiche e non credeva nella risurrezione della carne) per scrivere coccodrilli di scrittori famosi, in modo che fossero pronti in caso di morte improvvisa del personaggio.

Sostiene Antonio Tabucchi, scomparso ieri a Lisbona a 68 anni dopo una breve malattia, che la scrittura e la libertà a volte camminano così vicine che qualche volta i personaggi escono dai libri e si reincarnano nel lettore.
Sostiene Tabucchi che forse nessuno in Italia aveva pronto per lui un coccodrillo. Non perchè non lo meritasse. Anzi, Tabucchi era puntualmente tra i pochi italiani a comparire ogni volta nei listoni per il Nobel.
Ma in un’Italia in cui lo spread tra la cultura e realtà è sempre più alto, Tabucchi appartiene già al secolo scorso, un periodo in cui le storie e i personaggi della letteratura, della scrittura, hanno ancora un valore, una forza. Un’epoca in cui ad un bravo scrittore bastava una locuzione giuridica “Sostiene Pereira”, ripetuta ogni inizio di capitolo come un mantra, per affermare le libertà individuali contro la dittatura, il conformismo, le nostalgie e i fantasmi del passato.

Praticamente autoesiliatosi a Lisbona, sua patria d’elezione, Antonio Tabucchi visse anche a Genova, dove insegnò in via Cairoli. La “squallida stanzetta di Rua Rodrigo da Fonseca” in cui aveva sede la redazione culturale del Lisboa, dove c’era sempre “puzzo di fritto a causa della portiera, una megera che guardava tutti con aria sospettosa e che non faceva altro che friggere”, sa molto della disponibilità degli uscieri degli atenei genovesi.
Chissà se Antonio Tabucchi si riconobbe un pochino in quel giovane giornalista con idee rivoluzionarie che, scrivendo di D’Annunzio ne condanna l’adesione al fascismo e di Marinetti stigmatizza l’esaltazione della guerra, mettendo nei guai il povero Pereira il quale, però, lo aiutava, non si sa perchè. Forse lo credeva il figlio che non aveva mai avuto o forse rappresentava il sogno di democrazia che invece era costretto a reprimere.
Di certo quegli articoli, scritti con il senno di poi ma la ragione, la consapevolezza di oggi, sono diventati eterni.
Si può dire che Tabucchi lo abbia scritto lui stesso il suo coccodrillo, con la sua ironia, la sua scrittura arguta.
Sostiene Pereira, sostiene Tabucchi

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1 commento

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Una risposta a “Sostiene Tabucchi (1943 – 2012)

  1. Ponentino

    Grazie, amico non conosciuto, per aver saputo ancora una volta assemblare parole e riflessioni, riuscendo a orchestrare un’architettura commovente di pensieri e suggestioni. Appartengo alla schiera di coloro che, adolescenti negli anni Ottanta, conobbero Tabucchi e non lo mollarono più, e che oggi si sentono un po’ orfani.

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