Venerdì, 6 Novembre, 2009

La febbre dell’oro

(Il titolo è provvisorio).
Sceneggiatura per un cortometraggio da realizzare durante la raccolta delle olive.

Personaggi:

Figlio grande: Giacomo
Figlio piccolo: Franco
Anziano olivicoltore: Vincenzo
sua moglie: Anna
Ragazzo: Nicola
Ragazza: Helene
Nonna: Giulia

Scena 1:

Taggia. Via Mameli. Palazzo Girasole. Esterno mattina.
Due (anziani) olivicoltori si preparano a raccogliere le olive.
Caricano la macchina con gli attrezzi. L’uomo è un po’ scorbutico e discute con la moglie in dialetto. Lei insiste perchè lui ci provi ancora una volta. Alla fine lo convince.

L’uomo ritorna nel palazzo, entra in casa. Va nella stanza dei due figli che dormono. Accende la luce. Li invita ad alzarsi e prepararsi per andare a raccogliere le olive. Entrambi mugugnano. Uno si volta dall’altra parte. L’altro mostra il termometro.

Deluso, l’uomo si avvia verso l’auto. Guarda la moglie. Scuote la testa. Partono.

Scena 2:
Lungargine Argentina. Muro del campo sportivo di Taggia
Due ragazzi aspettano a bordo strada. Chiedono un passaggio con l’autostop.
Quando l’uomo li vede, frena. La moglie non è daccordo, ma lui fa marcia indietro e li carica. Vogliono andare a Sanremo. Lui è curdo. Lei albanese. L’uomo li porta invece in campagna. Gli mostra le olive e poi dei soldi. I due capiscono e accettano.

Scena 3:

Taggia, Regione Licheo, poco dopo il ponte A 10.
Finalmente le olive vengono battute e raccolte. La donna è contenta. Offre una caramella alla giovane immigrata. L’uomo invece è sospettoso e guarda in tralice.

Scena 4:
Regione Licheo. Fasce d’olive più alte.
Battendo le olive in una delle fasce più alte, la ragazza trova un anello preziosissimo. Lo mostra al ragazzo che stabuzza gli occhi. I due insistono: battono e continuano a cadere anelli, perle, a volte anche denaro.

Scena 5:

La donna li scopre. Chiama il marito. Ma lui crede al miracolo. Prende per il bavero il ragazzo credendolo un ladro. Sono la ragazza e la donna convincerlo che i preziosi non sono refurtiva ma cadono dall’ulivo. Una volta convinti i quatro gioiscono insieme.

Il corto potrebbe anche finire qui. Oppure continuare con queste scene:

Scena 6:
La nonna prende il telefono e chiama i nipoti poltroni. Li sveglia e li costringe ad andare ad aiutare i genitori.
Pigramente, i due si avviano in Vespa. Pigramente salgono la rampa di regione Licheo.
Chiamano, chiamano, ma non risponde nessuno. Poi vedono i genitori nelle fasce più alte. Li raggiungono e vedono che stanno raccogliendo i soldi che cadono dagli alberi.
Si mettono a battere anche loro. Ma ad ogni colpo che danno cadono rifiuti: una lattina schiacciata, una bottiglia di plastica, una buccia di banana.

Martedì, 3 Novembre, 2009

Antenne e bastoni

Potremmo leggerlo nelle pagine del miglior Orwell. Ma ciò che sta accadendo in via Don Minzoni, ad Imperia, appartiene purtroppo alla cronaca di oggi, di questa mattina.

In quella via (a poche centinaia di metri dalla reggia de U Ministru), dovrà essere montata una potente antenna UMTS, per conto di Ericson e Vodafone. Ciò ha da subito suscitato le proteste degli abitanti della zona che, riunitisi in un comitato, hanno subito manifestato la loro opposizione, essendo la zona densamente abitata, soprattutto da famiglie con bambini piccoli. Inoltre lì vicino ci sono diversi edifici scolastici.

I danni dell’inquinamento elettromagnetico al cervello dei minori sono gravissimi e scientificamente dimostrati (qui).

Le proteste degli abitanti, nonostante una breve eco mediatica sui quotidiani locali, non hanno avuto alcun esito.
Questa mattina i tecnici si sono presentati sul posto per montare le antenne. Assieme a loro sono arrivati una trentina tra Carabinieri e Polizia.
Probabilmente le forze dell’ordine sono lì per aiutare i tecnici a risolvere i complicati problemi di posizionamento delle antenne UMTS. Al limite vorranno verificarne l’impatto estetico.

Ma questo singolare connubio tra antenne e bastoni (o manganelli, per intenderci)  ci dà da pensare: 70 anni fa come adesso, per convincere qualcuno si usavano gli stessi strumenti.
Poco importa se adesso li montano su un traliccio.

Lunedì, 2 Novembre, 2009

L’assedio al giorno d’oggi

Il borgo ha più volte conosciuto l’assedio e il saccheggio.
Dapprima nel 641 con i Longobardi di Rotari e poi nel 730 dai pirati saraceni.
Ma fu quello dell’Anno Domini 1498 uno dei più terribili. Le truppe francesi di Carlo VIII, al comando del duca Serranono, saccheggiarono e incendiarono le case, violentarono le donne, misero a ferro e fuoco l’intero paese, mentre straordinaria fu la risposta dell’intera popolazione all’assedio posto il 7 agosto 1625 dalle truppe franco-piemontesi comandate dal commendatore francese Dandelot e da don Felice di Savoia: una resistenza ad oltranza terminata con l’arrivo dei rinforzi da Taggia, Porto Maurizio e Sanremo che sgominarono gli assedianti proprio quando il borgo era al collasso.
Per tutto il 1672 ci furono sanguinosi scontri tra piemontesi e genovesi. La città e il territorio circostante vennero saccheggiati più volte.
Triora fu poi evacuata in modo coatto nel 1940 quando l’Italia dichiarò guerra alla Francia e molte furono le pene che afflissero i suoi abitanti durante l’occupazione nazi-fascista.

Ma gli annali non mancano di registrare un ulteriore assedio, non meno deleterio, quello del 31 ottobre 2009, quando per la Halloween Gothic Fest Triora è stata invasa da orde di vampiri, nosferati, non-morti; golem, zombie, frankenstein o Fester; streghe, fattucchiere, Herminone; diavoli, demoni, succubi; master, slave, voyeur; dark, metal, death, gothic; Morticie, Harry Potter, Edward Cullen, Freddy Krueger e quant’altro.
A differenza che nelle invasioni del passato, le orde si sarebbero organizzate con messaggi su Facebook e sms e poi si sarebbero dirette nel borgo medievale per intagliare zucche e ricattare gli ormai 420 abitanti, in gran parte ultrasessantacinquenni, al grido di dolcetto o scherzetto. L’afflusso dei più di cinquemila mostri avrebbe provocato l’intasamento della già congestionata statale 548, con code e rallentamenti da fare invidia a Barberino del Mugello.

L’assedio per fortuna sarebbe durato una sola notte, il tempo di farsi “buh” tra un vicolo e l’altro o di un autoscatto in posa vampiresca alla Cabotina, la mitica casa delle streghe, per spedire il tutto via MMS alle creature dell’Ade che non sono riuscite a venire.
Il giorno successivo gli zombi si sarebbero trasformati in geometri, architetti, benzinai; le streghe in segretarie, banchiere e commesse.
Nel paese è tornato il silenzio delle Alpi.

Venerdì, 30 Ottobre, 2009

Apocalipse rinviata per impraticabilità del campo

Tutta questa storia del Piano Casa della Regione Liguria, mi fa venire in mente l’incipit de “La Guida Galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams.
La storia inizia con il protagonista, Arthur Dent, che scopre che la sua casa e il pianeta Terra intiero verranno presto demolite per fare spazio a una nuova superstrada intergalattica dalle astronavi Vogon.
Impossibile salvarsi. Per fortuna incontrerà un suo caro amico, Ford Prefect, che gli rivelerà essere originario di Betelgeuse e insieme chiederanno un “passaggio” ad una delle astronavi demolitrici. Arthur vedrà il suo pianeta esplodere dallo spazio.

Ecco, ieri, giovedì 29 ottobre, mattina, ho chiamato casa.
Mamma, guarda un po’ dalla finestra. Non è che vedi alcune astronavi gialle che tracciano segni, prendono misure?
No.
Ma come? Sei sicura?
Sì. Si vede solo l’insegna del’Euronics, le “Torri di Colombo”, il Le Clerk e il grattacielo dell’ex Hotel Vittoria.

Ah. Mi sono sentito subito. Il solito vecchio caro Hotel Vittoria invece di astronavi aliene. Che bello.
Però non so, mi pareva anche di non essere contento. Noi apocalittici siamo un popolo di frustrati. Passata un’apocalisse ne cerchiamo subito un’altra.
Io me le sono fatte tutte: quella di Nostradamus nell’84 (la Liguria inondata da uno tsunami: andai a scuola con le pinne e il boccaglio); quella dell’86 con la Cometa di Haley; la fine del mondo della Grande Fratellanza Bianca nel’93; il “mille e non più mille” del 2000; il millennium bug, l’11 settembre nel 2001. Recentemente ho sperato nell’infuenza aviaria, suina, maiala, nella crisi economica. Niente, nemmeno un temporale.
Ora attendo con ansia il 21 dicembre del 2012 o, tuttalpiù, l’asteroide Apophis nel 2036.

Ora ci siamo salvati anche dal Piano Casa di Regione Liguiria. La verità è che ci siamo salvati dalle astronavi Vogon grazie allo stesso sistema che le ha chiamate: l’intruglio di interessi privati che affligge la politica moderna.
Però forse, per la prima volta, nella votazione in consiglio regionale, qualcuno non ha avuto il coraggio di assumersi la responsabilità di una nuova ennesima, cementificazione. E questo perchè, come dice Marco Preve, qualcuno – noi cittadini – ha alzato la testa, s’è fatto sentire.

In questi giorni ho visto il video di quel bimbo caduto nell’intercapedine in Cina e salvato dopo 6 ore. (qui). Ho pensato: beh, se continuano a costruire così una cosa del genere può accadere anche da noi. Adesso sono un pochino più tranquillo.

Ma come apocalittico non posso ancora rassegnarmi a sperare. So che l’apocalisse ligure è stata solo rinviata per impraticabilità del campo.

Sì, i “tr-emendamenti” dell’ex sindaco di Cogoleto Cola non sono passati, l’assessore Abbundo, grande stratega del Portland, s’è addirittura astenuto. Quelli dell’UDC se ne sono lavati le manine dicendo che preferivano fare tutto dopo le elezioni (il costruttore Caltagirone è il cogliato di Casini, con una giunta di centro destra sarebbe tutto più facile). Il PDL vuole addirittura ricorrere al TAR. Un grosso sospiro di sollievo l’ho tirato quando ho letto che alla fine non era contento nessuno: nè chi non voleva il Piano Casa, nè, soprattutto, i costruttori. Evviva!

Ma come apocalittico non posso ancora rassegnarmi a sperare. So che l’apocalisse ligure è stata solo rinviata per impraticabilità del campo.

Noi liguri l’apocalisse ce l’abbiamo dentro. Cascasse un ateroide davanti a Bussana, forse, l’accoglieremmo come una manna. Troveremmo il modo per cementificare anche quello.

Mercoledì, 28 Ottobre, 2009

La giornata d’un assessore

Sono le 8, l’assessore si sveglia, come tutte le mattine va in cucina a prepararsi un bel caffè. Nella caffettiera c’è ancora il fondo del giorno precedente: con un gesto deciso lo svuota nella pattumiera.
Doing.

Aggiunge latte quanto basta. Anzi lo mette tutto: scadrebbe proprio in giornata. Il tetrapak lo appallottola e via, giù nella pattumiera.
Doing.

Dalla dispensa prende tutto ciò che gli serve per partire con brio: fette biscottate, zucchero, marmellata. Ops, anche la marmellata è finita: Cara! ricordati di passare al supermarket, è finita anche la marmellata! L’arbanella con il tappo di metallo fa un sonoro Doing! nella pattumiera.

Vorrà dire che invece della confettura mangerà uno yougurt ai frutti di bosco. Finisce il vasetto bianco con l’ultima cucchiaiata. Dà pure una leccata al tappo di stagnola. Di nascosto, sua moglie dice che non si fa.
Poi li accompagna entrambi nella pattumiera insieme al resto.
Doing.

Accende la radio. Gli piace ascoltare la musica a colazione. Mannaggia, come gracchia. Sono finite le pile. Per fortuna nel cassetto trova delle nuove stilo con cui sostituire quelle esauste.
La pattumiera è lì che aspetta con la bocca aperta: Doing! Doing! Doing! Doing! Quattro centri perfetti.

Poi prende il giornale. E’ quello di ieri, ma lui legge prima lo sport, poi la politica, infine la cronaca. Parlano di escort, di concussioni, di arresti. La solita informazione spazzatura. Disgutato arrotola il tutto e Doing, nella pattumiera.

In bagno si sbarba. Ma questo gillette non ne può più! Doing.
E il tubetto del dentifricio? Finito anche quello. Doing.
Si veste. Rompe un laccio delle scarpe. Doing.
Fa per uscire: Caro, ricordati di buttare la spazzatura!
Ma certo amore.
Il cassonetto verde si chiude dietro di lui: Sdeng!

Prende la macchina. Al semaforo accende una sigaretta. Accidenti, è l’ultima. Appallottola il pacchetto e lo mette in tasca. Lo butterà via in ufficio. Doing.

Arriva Rosita, la segretaria. Gli fa firmare subito alcune scartoffie sulla proroga di una discarica. Altre giacciono lì sulla sua scrivania da mesi. Ci sono anche degli inviti a partecipare come assessore provinciale all’ambiente a alcune conferenze organizzate da comitati di cittadini della provincia di Imperia su come produrre meno rifiuti e riciclarli completamente. Signorina, la prego, butti via tutta questa roba vecchia.
Doing.

Pranza in un bar sul porto. Gli servono l’acqua in bottiglie di polipropilene da 50 cl.
Doing.
Ah, prende anche una lattina di birra.
Doing.

Il pomeriggio lo passa tra qualche colloquio e qualche telefonata. Nessun doing. Poi, toc, toc, arriva di nuovo Rosita.
Signor assessore, volevo ricordarle il convegno di questa sera.
Convegno?
Sì? Il convegno a Pieve di Teco, quello dell’Ecotraversata.
Eco che cosa? Traversata de che?
Sì, il bus dell’Ecotraversata è arrivato in provincia…
E io che c’entro?
Lei deve tenere un discorso su “Il servizio informativo integrato per la raccolta differenziata”, non ricorda?
Su che?
Sulla raccolta differenziata.
L’assessore trasalisce. “Servizio informativo integrato per la raccolta differenziata”. Chi era costui? Raccolta di che? Oddio, sarà mica lo scudo fiscale? Il condono della casa al mare? Il porto di Imperia?
Ma no, assessore, non abbia paura – gli sussurra la segretaria, materna, con una carezza – non si preoccupi. E’ il solito convegno. Lei va lì, mostra due lucidi, sfodera qualche acronimo, qualche percentuale.

Le ho scritto pure un bigliettino: “Il Sistema Regionale di Educazione Ambientale è strutturato su 3 livelli territoriali (regionale, provinciale e locale) che operano sinergicamente per progettare, realizzare e promuovere interventi di educazione ambientale finalizzati ad incrementare e rafforzare cultura, politiche ed azioni per la sostenibilità ambientale. Il Centro Provinciale (C.E.A.P.) svolge un ruolo di raccordo dei Centri locali (C.E.A.) coordinando iniziative condivise di educazione ambientale di particolare rilevanza per il territorio provinciale” (tratto da Riviera 24.it).
Si figuri. S’addormenteranno subito. E poi, alle 17.30, a Pieve di Teco, chi vuole che l’ascolti. Saranno tutti a cuocere le castagne. Vada, vada tranquillo. Andrà tutto bene. Prenderà un bel voto e poi compriamo un bel ciupa-ciupa.
Ah, menomale. Se non ci fosse lei, cara Rosita.

Qualche dato che non vi diranno stasera a Pieve di Teco: la città di Imperia è stata classificata all’87° posto (su 103) da Ecosistema urbano 2009 indagine statistica elaborata dall’istituto di ricerche Ambiente Italia sulla base di dati e parametri di Legambiente. Imperia ha meritato un bel “:-(” ed è agli ultimi posti un po’ su tutto per quanto riguarda l’ambiente: qualità dell’aria, aree verdi, fruttamento di energia pulita e alternativa, isole pedonali e piste ciclabili.
Ma peggio di tutti va la gestione dei rifiuti: la produzione pro capite degli imperiesi per anno è di 640 chilogrammi, sopra la media nazionale che è di 600. Scarsissima la raccolta differenziata. Due discariche ormai quasi al collasso gestite in piena violazione di normative regionali e europee.
Caro assessore, buon ciupa-ciupa.